Henri Barbusse fu un romanziere e attivista politico francese, noto soprattutto per il suo romanzo sulla Prima Guerra Mondiale "Le Feu" ("Sotto il fuoco"), che gli valse il prestigioso Prix Goncourt nel 1916. Basandosi sulle proprie esperienze come soldato, l'opera rivelò le crudeli realtà della guerra con un naturalismo senza compromessi, consolidando la sua reputazione di pacifista e critico del militarismo. I suoi scritti successivi, tra cui "Clarté" e "The Knife Between My Teeth", riflettevano il crescente fervore rivoluzionario e l'avvicinamento al bolscevismo dopo la Rivoluzione Russa.
Barbusse aderì al Partito Comunista Francese nel 1923 e divenne un convinto sostenitore della Russia Sovietica, producendo opere cariche di contenuti politici come "Light from the Abyss", "Chains" e una biografia di Joseph Stalin del 1936 intitolata "Stalin: A New World Seen Through the Man". La sua scrittura si trasformò in un veicolo per gli ideali socialisti, spesso enfatizzando la lotta di classe e temi anticapitalisti. Oltre alla letteratura, svolse un ruolo attivo nei movimenti comunisti internazionali, organizzando congressi contro la guerra e il fascismo e curando periodici progressisti come "Monde" e "Progrès Civique".
Figura controversa, il sostegno incondizionato di Barbusse a Stalin attirò critiche da parte di ex alleati, tra cui Victor Serge, che lo accusò di opportunismo politico. Nonostante queste polemiche, i suoi contributi alla letteratura proletaria e le sue prime opere contro la guerra rimangono significativi. Barbusse continuò il suo attivismo fino alla morte nel 1935, lasciando in eredità un'eredità sia di pioniere letterario che di rivoluzionario impegnato.